Expo: alzato dal governo il tetto delle spese di gestione della società organizzatrice

Boccata di ossigeno dal governo per l’Expo. Nel dl semplificazioni è stato alzato, dal 4 all’11 per cento sul totale dei finanziamenti pubblici, il tetto annuale delle spese per il funzionamento della società organizzatrice dell’evento.
E’ una decisione che segnala l’attenzione dell’esecutivo per una manifestazione cruciale per Milano e l’intero Paese, un risultato frutto anche dell’allarme lanciato a fine 2011 e del pressing esercitato da me e dalla collega Marilena Adamo. Non abbasseremo comunque la guardia, perché ci sono ancora altri nodi da sciogliere, a cominciare dalla deroga al patto di stabilità per gli enti locali coinvolti e dal finanziamento delle opere infrastrutturali collegate all’Expo. Intanto, per capire come gira il fumo staremo a vedere cosa succederà al previsto tavolo convocato a Palazzo Chigi settimana prossima.

Dl semplificazioni: cabina di regia per lo sviluppo della banda larga

Una buona notizia e una preoccupazione con l’odierne approvazione del decreto semplificazioni da parte del consiglio dei ministri. La buona novella è che il governo sembra intenzionato a fare sul serio per realizzare finalmente quell’agenda digitale stranecessaria per ridare fiato alla crescita dell’Italia, che passa anche dall’estensione della banda larga e ultralarga, dalla modernizzazione dei rapporti tra pubblica amministrazione, imprese e cittadini, dalla promozione di capacità industriali adeguate per sostenere lo sviluppodi prodotti e servizi innovativi.
La preoccupazione è che il primo passo sarà la creazione di una cabina di regia, l’ennesima, per coordinare e gestire il piano. Di cabine di regia, in passato, ne sono state annunciate parecchie e quelle messe in piedi non sono mai approdate a un gran che. E’ un copione che non deve ripetersi e, pertanto, noi del Pd ci adopereremo affinché non si perda un’altra occasione per colmare in fretta un divario digitale che tiene al palo 8 milioni e mezzo di italiani in oltre 6 mila centri abitati, e per far fare all’economia del Paese il salto di qualità che occorre per affrontare come si deve le sfide del mercato globale.

Sopa italiano, un contro-emendamento per la libertà d’espressione

Ci risiamo. Sull’onda del dibattito sul diritto d’autore in corso negli Stati Uniti ecco arrivare un emendamento che, con un colpo di mano, prova a bypassare l’autorità giudiziaria nel processo di rimozione dei contenuti illegali sul web. L’emendamento Fava impone a provider e aggregatori di rimuovere link ai presunti contenuti illegali appena tali operatori vengano a conoscenza dell’illiceità dei contenuti veicolati. Una disposizione apparentemente semplice che invece si apre ad un universo di interpretazioni e finisce col determinare soltanto ulteriore confusione nella materia, con la conseguenza di limitare seriamente la libertà di espressione in Rete. In che modo si valuterebbe la conoscenza di tale informazioni di illiceità? Tramite una segnalazione ufficiale o informale, via mail o posta certificata? E qualora tale segnalazione fosse infondata? Come sottolineato dalla Reding, la protezione dei creatori non deve mai essere usata come pretesto per intervenire sulla libertà di Internet. Presenterò personalmente un emendamento in Senato per cancellare questa inaccettabile modifica proposta da Fava. Resta ferma, tuttavia, la necessità di una riforma complessiva del diritto d’autore che sia più consona all’era di internet. Non si può continuare a procedere per strappi, accelerazioni e marce indietro. È una materia complessa che necessita di una visone più ampia, in grado di tutelare la creatività ma anche la libertà di espressione e di condivisione delle informazioni sulla Rete.

Tv locali, diritto a un rimborso equo per le frequenze espropriate

Non è accettabile che l’esproprio delle frequenze alle tv locali, a favore degli operatori della telefonia mobile, comporti un identico rimborso per emittenti con pochi dipendenti e poche migliaia di telespettatori ed emittenti con centinaia di dipendenti e centinaia di migliaia di telespettatori.
Raccogliendo il grido d’allarme lanciato giorni fa dall’editore di Telelombardia Sandro Parenzo, presenterò col deputato Vinicio Peluffo, come me componente Pd della commissione di vigilanza Rai, un’interrogazione al ministro dello sviluppo economico Corrado Passera per chiedere la revisione secondo equità dei criteri di assegnazione di tali rimborsi secondo equità.
L’asta competitiva riservata agli operatori della telefonia mobile ha fruttato alle casse dello Stato più di quanto ci si aspettasse, quasi quattro miliardi di euro, mentre il rimborso previsto per le tv locali si è assottigliato passando dai 400 milioni complessivi iniziali ai 170 di oggi. Evitiamo dunque di provocare una distorsione del mercato televisivo locale, penalizzando chi costituisce una risorsa preziosa per l’informazione sul nostro territorio, per non volere tener conto delle differenze di una televisione rispetto all’altra in ordine a dimensioni della società, numero di assunti e impianti di trasmissione, qualità del palinsesto, investimenti operati.

Pacchetto liberalizzazioni, ok del governo. Frequenze tv, congelato il beauty contest

Via libera del governo al pacchetto liberalizzazioni, focalizzato su concorrenza e infrastrutture, e contenente per lo più un’enunciazione di linee guida e di provvedimenti che prenderanno corpo via via passando al vaglio parlamentare. Ma anche così sono già più gli scontenti dei soddisfatti, a cominciare dalle lobby e dalle corporazioni che non intendono mollare l’osso senza salire sulle barricate, in ciò spalleggiate da alcune forze politiche non solo dell’opposizione.
Noi del Pd, come ha esplicitato il segretario Bersani parlando all’assemblea nazionale in corso a Roma, seguiteremo a sostenere il governo Monti con lealtà e trasparenza finché il Paese non si sarà allontanato dalla soglia del baratro dove è stato portato, ossia fino al termine della legislatura, incalzandolo comunque a seguire con spirito di solidarietà le emergenze sul fronte del lavoro e delle crisi industriali, e a fare meglio e presto su alcuni temi del pacchetto, in particolare su quelli che incidono direttamente sui cittadini e su quelli che possono accelerare realmente il rilancio della crescita.
A questo proposito, accolgo con favore la decisione del ministro Passera di mettere in freezer per 90 giorni la procedura del beauty contest per l’assegnazione gratis delle frequenze tv. Il nostro pressing ha funzionato. Nel momento in cui si chiedono grossi sacrifici un po’ a tutti, sarebbe stato difficile da mandar giù il grazioso omaggio a Rai e Mediaset di una risorsa pubblica scarsa e perciò preziosa, che può essere utilizzata non necessariamente per la televisione, ma per favorire lo sviluppo di tutto il comparto nazionale delle telecomunicazioni, studiando oltretutto modalità d’asta che garantiscano una congrua entrata alle casse statali da impiegare per l’interesse della collettività.

Diritto d’autore: chiude wikipedia, riapre il dibattito

Le nuove proposte di legge in discussione negli Usa hanno riaperto il dibattito globale sulle connesse tematiche inerenti le modalità di regolamentazione del diritto d’autore e la libertà di espressione in Rete. Argomenti fondamentali per il futuro del Web e della stessa cittadinanza, sempre più digitale, che però troppo spesso rischiano di essere banalizzati in un confronto manicheo tra chi vede come fumo negli occhi qualunque tentativo di regolamentazione della rete e chi taccia di cyber crimine ogni tipo di condivisione di bit tramite internet. La vasta eco raggiunta dal dibattito è importante proprio per questo: allargare i termini della questione e valutare con maggiore serenità le diverse posizioni. A tal proposito è difficile non condividere quella di Obama: il lavoro intellettuale va tutelato, ma non sembra plausibile sostenere un ddl che rischia di fatto di generare una net society controllata e censurata all’origine. Con buona pace di Murdoch, che appare invece interessato a radicalizzare lo scontro. Una cosa è certa: è urgente l’esigenza di definire una nuova normativa sul diritto d’autore che sia adatta all’era di internet, in grado quindi di tutelare la creatività sposandosi con le esigenze della cittandinanza digitale. Un compito arduo, ma dal quale non si può sottrarsi.

Un’altra Rai è possibile, ma bisogna far presto

La riforma Rai va affrontata al più presto, le poche settimane richieste dal Premier a Che tempo che fa rappresentano un limite stringente. Il tempo per migliorare la governance Rai c’è e noi intendiamo accelerare i tempi per portare in parlamento la questione. E non si parli di prolungare l’attuale cda oltre la sua naturale scadenza di marzo. Da questo punto di vista, la melina del pdl rischia solo di generare la nomina di un nuovo cda con le vecchie regole. Il Pd intende andare avanti, e se il centrodestra continuerà ad eludere la questione chiederemo ai presidenti delle Camere che il Parlamento discuta comunque sul tema. Un’altra Rai è possibile, a patto che si ricominci a ragionare sul tema del servizio pubblico e sulle risorse necessarie per renderla davvero capace di soddisfare le esigenze democratiche, culturali e sociali della collettività.

La fine del Tg1. Da Veltroni a Minzolini

Segnalo un interessante instant book redatto da Francesco Siliato che ripercorre la storia del Tg1 da Vittorio Veltroni fino a Augusto Minzolini. Il libro parte illustrando le sensibilità educative della prima fase dell’informazione televisiva italiana per giungere all’era dell’auditel, che si conclude con la deficitaria direzione di Minzolini, definita, appunto, “la fine del Tg 1″. L’analisi è prodiga di cifre e dati e dal quel punto di vista il confronto tra Minzolini e i suoi predecessori appare impietoso. Definito “l’unico tg al mondo che produce meno ascolti del suo traino”, il tg 1 di Minzolini è stato quello che ha perso il maggior numero di telespettatori in tutte le fasce di pubblico, mantenendo la propria audience esclusivamente presso quelle più povere e meno istruite della popolazione. Per quanto concerne l’obiettività della direzione, l’analisi delle rilevazioni agcom mostra come l’alibi che la faziosità del Tg1 fosse dovuta ad un controbilanciamento rispetto ai programmi di approfondimento “di sinistra” sia totalmente insostenibile. La direzione di Minzolini appare deficitaria anche per ciò che concerne la valorizzazione economica degli spazi pubblicitari, che presentano una perdita di appeal quantificabile in circa 3,6 milioni di euro al mese. Dati allarmanti che mostrano quanto ci sia da lavorare per riparare agli errori compiuti e che hanno il pregio di rilanciare il dibattito su un tema, quello della qualità dell’informazione della tv pubblica, troppo importante per la vita democratica del paese per essere trascurato.

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Referendum elettorale: doppio no della Consulta

Nessuna sorpresa. Come ventitato alla vigilia della decisione, la Corte costituzionale ha bocciato entrambe le proposte referendarie per cancellare in tutto o in parte la legge elettorale, ritenendole inammissibili. Le motivazioni saranno rese note più avanti, ma sembra essere prevalso nella Consulta il timore che si creasse un vuoto legislativo in una fase delicata della vita del Paese.
Allora meglio il Porcellum di niente? A quanto si sa, per i giudici costituzionali la legge Calderoli andrebbe comunque cambiata, specie per quanto riguarda il meccanismo del premio di maggioranza, come già avevano ammonito in passato. Un monito che noi del Pd, che abbiamo contribuito con forza alla raccolta di firme per il referendum, siamo pronti a raccogliere impegnandoci per cambiare il Porcellum e portare a buon fine in Parlamento la riforma della legge elettorale.

Vacanze gratis a sua insaputa: Malinconico lascia palazzo Chigi

Carlo Malinconico, sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all’editoria, si è dimesso. A sua insaputa un costruttore indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla cricca per gli appalti del G8 a La Maddalena avrebbe pagato, nel 2008, soggiorni di vacanza in un hotel di lusso all’Argentario.
Il professor Monti non ha gradito e ha invitato il suo sottosegretario a fare i bagagli e a lasciare palazzo Chigi, di cui era stato segretario generale con Prodi. Magari sarebbe stato auspicabile che le dimissioni fossero arrivate prima che scoppiasse la polemica politica e la protesta in rete. Magari, visto che la vicenda della vacanza gratis era stata segnalata dalla stampa prima della formazione del governo Monti, sarebbe stato più opportuno che Malinconico non tornasse a palazzo Chigi. Comunque meglio tardi che mai. La trasparenza, la credibilità, la rispettabilità, e Monti lo sa bene, sono un obbligo per l’esecutivo specialmente quando deve far digerire a milioni di italiani decisioni dolorose e impopolari per rilanciare un Paese messo alle corde dall’inquilino che lo aveva preceduto nell’edificio di piazza Colonna.

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