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Il Blog di Luigi Vimercati

4 Febbraio 2010

Marcia indietro del Governo sulle quote per cinema e tv

| Altro | 13:18 | Comments [0] |

La nostra battaglia, condotta da me e da Vincenzo Vita insieme alle organizzazioni sindacali e alle associazioni dell’universo del cinema, dell’audiovisivo e della rete, ha certamente già avuto due risultati positivi: si è riaperto il grande tema culturale del sistema radiotelevisivo e dei nuovi media contro la vera e propria occupazione dell’immaginario operata dalla destra berlusconiana, e il governo ha dovuto fare marcia indietro. Il risultato più clamoroso è che l’esecutivo è stato costretto a cambiare radicalmente l’impostazione sulle quote di produzione di film e audiovisivi italiani ed europei oltre al ripristino dei cosiddetti diritti ‘residuali’ dei produttori indipendenti.

(continua…)


Decreto Romani bocciato dal Pd in Commissione

| Altro | 12:42 | Comments [0] |

Oggi abbiamo presentato in VIII Commissione Senato una relazione di minoranza sul decreto Romani. Il nostro giudizio negativo in VIII Commissione Senato fa seguito al coro di no che si era levato nelle audizioni, convocate nei giorni scorsi su richiesta del Pd. Il maldestro tentativo del Governo Berlusconi di modificare in peggio la già nefasta legge Gasparri è censurabile sotto diversi aspetti: dal punto di vista formale, sia per eccesso di potere nell’esercizio della delega rilasciata dal Parlamento e sia per violazione dell’ordinamento comunitario vigente. Nel merito, il decreto presenta diverse incongruenze: esclude dal conto del 20 per cento dei programmi, massimo per legge per ciascun operatore, quelli che vengono ripetuti occupando altre frequenze e quelli a pagamento; riduce la pubblicità a Sky, mentre allarga le maglie su televendite e telepromozioni delle emittenti commerciali in chiaro; ridimensiona gli obblighi della Rai per l’acquisto di film italiani ed europei, fa saltare i benefici per il nostro cinema previsti dal Governo Prodi e cancella interamente il mercato dei diritti residuali, fondamentale per i produtorri indipendenti italiani. Quanto a internet, impone limitazioni preventive (autorizzazioni preventive, responsabilità sui contenuti degli utenti) che, secondo lo stesso Presidente dell’Authority Calabrò, sono presenti solo nei regimi autoritari. Noi non ci stiamo e continueremo a dare battaglia sia a Palazzo Madama, sia a Montecitorio, per modificare il provvedimento e per non rendere ancora più indigesto il conflitto d’interessi di Berlusconi, che già così è inaccettabile.

 

scarica la relazione completa

 


27 Gennaio 2010

Giù le mani dalla rete

| Altro | 16:14 | Comments [0] |

Insieme con il prof. Rodotà, con Vincenzo Vita e Anna Finocchiaro abbiamo presentato un appello per cancellare dal testo del decreto Romani le norme censorie sul web. Invitiamo tutti a sottoscrivere il documento, in cui si chiede di togliere dal decreto la nuova sul copyright, che rende i service provider responsabili di ciò che fanno i loro utenti, l’obbligo di rettifica ai tg trasmessi sul web, che nella sua vacuità appare come un oscuro tentativo di imbavagliare le voci libere della rete, e sopratutto la richiesta obbligatoria di autorizzazione ministeriale per la fornitura di immagini sulla Rete, che sottopone qualunque blog o sito agli stessi vincoli cui sono sottoposti i canali televisivi nazionali. Il decreto mette in discussione la libertà di informare e di essere informati, e blocca qualsiasi possibilità di sviluppo moderno del paese. Pertanto, chiediamo al governo di cancellare dal testo del Decreto le norme censorie sul Web.
Per queste ragioni, chiediamo a tutte le cittadine e a tutti i cittadini di unirsi a noi e sottoscrivere questo documento

 

scarica l’appello

 

 

per sottoscrivere l’appello mandateci una mail con il vostro nome e cognome all’indirizzo luigi@luigivimercati.it


Conferenza stampa di presentazione del DDL sulla Net Neutrality

| Altro | 11:09 | Comments [0] |

Con il collega Vincenzo Vita, il prof Rodotà e Anna Finocchiaro abbiamo presentato in Senato il DDL sulla Net Neutrality, primo esempio di decreto legge “2.0″ poichè commentato e emendato direttamente dagli utenti tramite blog e Facebook. Gli obiettivi della proposta sono garantire l’accesso neutrale a internet, promuovere i diritti di cittadinanza attiva per rafforzare la partecipazione e il processo decisionale democratico, garantire il pluralismo informatico con il software aperto, diffondere l’uso delle nuove tecnologie delle comunicazioni nelle imprese e nelle universita’ e rimuovere gli ostacoli che impediscono la parita’ di accesso a internet ai cittadini in condizioni di disabilita’ e disagio economico e sociale. Per Anna Finocchiaro con questo testo abbiamo scritto “un capitolo importante di e-democracy in Italia”. La capogruppo PD al Senato si è impegnata a raccogliere le firme di tutti i colleghi del Pd nel piu’ breve tempo possibile per favorire l’iscrizione in via privilegiata del testo all’ordine del giorno dei lavori del Senato. Stefano Rodotà ritiene che questa proposta di legge cada in un momento significativo, in cui il diritto di connessione e’ stato riconosciuto dall’Europa come diritto della persona. Ma anche in un momento in cui il diritto alla liberta’ di espressione in rete e’ diventato scontro tra Stati Uniti e Cina con la questione Google. A questo riguardo, dispiace registrare una distanza culturale tra il mondo e casa nostra, dove si cerca di aumentare il potere censorio sulla rete. Personalmente credo che abbiamo perso il ruolo internazionale e nazionale che avevamo acquistato con il governo Prodi e la vicenda della banda larga e’ emblematica: non se ne fara’ nulla, anche il Cipe di febbraio non approvera’ niente e persino il viceministro Romani colloca lo sblocco dei fondi dopo la digitalizzazione della tv. Praticamente stiamo ragionando in termini di prossima legislatura. Lanciamo un allarme politico perche’ il governo cambi orientamento sulla rete.


23 Gennaio 2010

Scajola risponda su licenziamenti Italtel

| Altro | 12:55 | Comments [0] |


Ieri ho presentato un’interrogazione per capire come sia possibile che l’Italtel, uno dei maggiori player italiani nel settore delle telecomunicazioni, che opera in oltre 10 Paesi e che detiene circa il 74% dell’ installato della rete fissa Telecom in Italia, possa prevedere di licenziare quasi la metà dei propri addetti, attualmente presenti in 2100 unità. Nell’interrogazione si richiede al Ministro Scajola un incontro con i rappresentanti del personale Italtel per affrontare la questione del rilancio produttivo dell’ azienda e notizie precise sugli 800 milioni destinati alla banda larga, ancora bloccati presso il Cipe.

 

scarica l’interrogazione sui licenziamenti Italtel presentata in Senato

 


22 Gennaio 2010

PROCESSO BREVE: UNO SCHIAFFO AL DIRITTO DEI CITTADINI DI AVERE GIUSTIZIA

| Altro | 12:42 | Comments [0] |


29 Dicembre 2009

| Altro | 19:47 | Comments [0] |

E’ stato diffuso ieri il rapporto dell’Istat “Cittadini e nuove tecnologie 2009″, che conferma una moderata crescita del possesso di pc, della connessione a internet e del broadband da parte delle famiglie italiane. Osservando i dati emergono chiaramente due tendenze: da un lato cresce la domanda di banda da parte delle famiglie più giovani (con almeno un minorenne) che possiedono un pc nell’80% dei casi ma solo nel 51% sono connessi a banda larga; dall’altro si delinea il progressivo distacco degli over 65 dalla digitalizzazione del Paese (solo il 7,7% di essi possiede il PC e soltanto il 5,9% ha accesso ad Internet). Due sembrano quindi i grandi nodi da affrontare: l’implementazione delle infrastrutture in grado di veicolare un maggior numero di informazioni e una seria campagna di sostegno e alfabetizzazione informatica per gli individui che rischiano seriamente di rimanere esclusi dalla società dell’informazione. Senza queste due componenti la digitalizzazione della PA continuerà ad essere un’irragiunibile chimera.

 

scarica il rapporto dell’Istat “Cittadini e nuove tecnologie”

 


16 Dicembre 2009

DDL sul decoder unico

| Altro | 19:37 | Comments [0] |

La visione di programmi radiotelevisivi diffusi in tecnica digitale via satellite, via cavo o terrestre richiede l’utilizzo di un apparecchio decodificatore, meglio conosciuto come decoder. Tuttavia, solo pochi modelli consentono l’interoperabilità, cioè la possibilità di usare lo stesso decoder per ricevere programmi trasmessi da diverse emittenti nella stessa piattaforma.
Malgrado la tecnologia consenta la ricezione di tutti i programmi trasmessi dalle diverse piattaforme (satellite, via cavo o terrestre) con un unico apparecchio decodificatore, nel nostro Paese è stata inopinatamente favorita la diffusione tra i consumatori di diverse apparecchiature tecnologiche ciascuna delle quali consente la sola ricezione della televisione terrestre o della televisione via satellite o via cavo o ADSL.
In realtà, già la legge n. 79 del 1999 imponeva che “i decodificatori devono consentire la fruibilità delle diverse offerte di programmi digitali con accesso condizionato e la ricezione dei programmi radiotelevisivi digitali in chiaro mediante l’utilizzo di un unico apparatoâ€. Tale norma è stata successivamente abrogata su iniziativa del governo Berlusconi, sollevando forti perplessità in sede comunitaria e spingendo la Commissione europea a sottolineare più volte tale anomalia con diverse comunicazioni fatte pervenire al Governo italiano, in cui si richiamano i principi di “neutralità tecnologicaâ€, “interattività†e “interoperabilitàâ€. Allo stato attuale, i consumatori italiani sono costretti ad acquistare apparecchi non in grado di ricevere tutti i servizi interattivi della televisione in chiaro e di quella a pagamento, più costosi e che contengono API proprietarie, mentre le emittenti si trovano ad affrontare evidenti ostacoli per sviluppare e fornire servizi interattivi e a negoziare con operatori di rete integrati a livello verticale e che controllano tecnologie API proprietarie.

Per queste ragioni ho sottoscritto il ddl di Vincenzo Vita sul decoder unico, che mira a rimuovere gli ostacoli posti alla libera fruibilità dei programmi radiotelevisivi e alla libera concorrenza tra emittenti: in esso si stabilisce che i programmi trasmessi da qualunque piattaforma (digitale terrestre, satellite ecc), sia in chiaro che pay, sia fruibili per l’utente attraverso un decoder unico, definito su standard tecnologicamente neutrale, aperto ed interoperabile. Viene inoltre destinato, a decorrere dall’anno 2010, un contributo statale pari a 50 euro a ciascun utente del servizio radiodiffusione in regola con il pagamento del relativo canone di abbonamento che acquisti un decoder “interoperabile”.

 

scarica il ddl sul decoder unico presentato in Senato

 


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