Ict, Nokia-Siemens: salvare i lavoratori di Cassina e convocare tavolo tlc

Lo scorso 4 maggio i vertici di Nokia Siemens Networks hanno comunicato formalmente la decisione di porre in esubero 580 lavoratori su 1.100 dipendenti di Nokia Siemens Networks Italia (53%), che dovranno lasciare il proprio lavoro entro il 31 dicembre 2012. Il nuovo piano industriale andrebbe a colpire in maniera estremamente pesante i siti di Cassina de Pecchi, nel quale lavorano ancora circa 900 delle 1100 persone impiegate in Italia da Nokia Siemens. Sebbene l’azienda abbia previsto una ristrutturazione mondiale in cui il numero totale di esuberi e’ pari a 17000 lavoratori, negli altri paesi in cui opera Nokia Siemens Networks questi tagli costituiscono una riduzione media del personale pari a circa il 22%, mentre in Italia tale percentuale raggiunge ben il 53% della forza lavoro. E stiamo parlando di uno dei settori di maggiore sviluppo della nostra economia, quello della telefonia mobile, che ci vede ai primissi posti al mondo per numero di cellulari e smartphone e che nel comparto della banda larga mobile presenta tassi di crescita superiori al 20%.
Tuttavia, il settore delle tlc sta vivendo un momento di crisi tanto a livello europeo quanto italiano, che nel nostro paese incide in particolare nel distretto dell’ict lombardo: oltre a Nokia-Siemens, infatti, altre aziende quali Alcatel-Lucent, Italtel, Sirti, Jabil e Linkra presentano difficoltà finanziarie che rischiano di produrre complessivamente oltre 2500 esuberi tra operai, tecnici e ingegneri. Dismissioni che il nostro apparato produttivo non può permettersi, soprattutto alla luce delle strategicità del settore Ict per il rilancio dell’economia, più volte ribadito tanto dall’Europa con l’Agenda Digitale EU2020, quanto dall’attuale governo, con l’Agenda digitale italiana e il costituendo decreto Digitalia.
Per queste ragioni ho presentato un’interrogazione al Ministro Passera per valutare, di concerto con l’azienda e con la Regione Lombardia, il piano industriale di Nokia Siemens e verificare l’esistenza di condizioni per evitare il licenziamento di 580 lavoratori a Cassina de’ Pecchi. Allo stesso modo, considerata la delicata situazione che attanaglia il distretto ict lombardo, ho chiesto al Governo di convocare con estrema urgenza il tavolo di settore delle telecomunicazioni per affrontare anche i nodi riguardanti Alcatel-Lucent, Italtel, Jabil, Sirti e Linkra.

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Twitter, cinguettio per il copyleft

E’ un segnale forte quello lanciato lo scorso aprile dal social network dei 140 caratteri: i brevetti prodotti dalle ricerche condotte in seno a Twitter verranno registrati direttamente a nome degli ingegneri e dei tecnici che li hanno generati. Saranno loro, e non più l’azienda, a decidere se, come e chi potrà trarne profitto.
Sull’argomento brevetti le teorie di Boldrin e Levine, che indicano nella problematicità dell’attuale sistema di gestione dei brevetti un freno al’innovazione e alla creazione, in America sembrano corroborate anche da numeri e tendenze: dall’acquisizione di Motorola da parte di Google per 12,5 miliardi al solo scopo di impossessarsi dei suoi brevetti, allo scontro tra Oracle e Google sulla paternità del codice sorgente di Android, fino a quello tra Apple e Samsung che ha determinato il blocco dell’uscita dei nuovi smartphone e tablet, nei Paesi a più alto tasso tecnologico la guerra dei brevetti rischia di avere un impatto molto costoso e altamente negativo sulla diffusione delle nuove tecnologie. Lo stesso New York Times riporta che dal 2010, anno dell’esplosione degli smartphone, i tribunali federali statunitensi sono stati travolti da un numero crescente di cause per violazioni di brevetti. Cause che in gran parte dei casi hanno bloccato la diffusione delle invenzioni e delle idee brevettate.
La proposta di Twitter di risolvere i conflitti assegnando i brevetti direttamente ai loro creatori è senza dubbio interessante e rilancia anche in Italia il dibattito sulla riforma del diritto d’autore in una chiave che sia adatta al terzo millennio. Una riforma che dovrà necessariamente confrontarsi con nuove modalità di gestione della paternità delle opere di ingegno e con la possibilità per gli autori di decidere la durata, le modalità di utilizzo e le forme di remunerazione delle proprie creazioni. Una riforma che si profila estremamente complessa ma che, sull’onda degli accordi e delle proposte liberticide dei diritti degli utenti su Internet -leggi Sopa, Pipa, Acta e Tppa- si fa sempre più pressante e necessita di un dibattito aperto e puntuale.

Tetti pubblicità tv: perché il governo ha taciuto al Senato della lettera Ue?

Più di un anno fa la commissione europea spedì a Palazzo Chigi una lettera sulla direttiva Ue riguardante tutela dei minori, pubblicità tv, diritti all’informazione chiedendo, in particolare, perché in Italia il tetto pubblicitario delle televisioni commerciali in chiaro, ovvero Mediaset e in misura minore La7, fosse più alto di quello delle emittenti a pagamento tipo Sky.
La scorsa settimana la commissione lavori pubblici e comunicazioni del Senato ha dato parere favorevole a un decreto governativo di modifica di una precedente legge di recepimento della direttiva, ma nella sua relazione l’esecutivo ha taciuto della lettera e così il provvedimento ha avuto un via libera “alla cieca”.
E’ chiaro che un tale comportamento omissivo non è ammissibile e, pertanto, ho presentato un’interogazione al ministro Passera affinché chiarisca a stretto giro il perché sia stato occultato un documento così cruciale.

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Monti: “Investire in Agenda digitale e banda larga al di fuori del fiscal compact”

“Agenda digitale e banda larga fra gli investimenti da escludere dal fiscal compact”. Con questa proposta Monti rilancia sul piano della crescita e della competitività, e lo fa secondo direttrici che puntano fortemente sull’innovazione. Del resto già 2 anni fa, nel report che gli aveva commissionato il presidente Barroso, l’attuale premier aveva indicato nello sviluppo del mercato unico digitale una delle maggiori leve per la crescita. Da questo punto di vista il settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) è quello che presenta i più alti tassi di incremento, contribuendo alla crescita complessiva della produttività europea in misura del 20 per cento del Pil per ciò che concerne la produttività diretta e del 30 per cento per quanto riguarda gli investimenti generati (dati Commissione Europea).
Numerosissimi studi hanno evidenziato le correlazioni più che positive tra gli investimenti in nuove tecnologie e il rilancio dell’economia, la riduzione dei costi e l’aumento della produttività, non ultimo quello dell’Osservatorio ICT del Politecnico di Milano, secondo cui il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda digitale comporterebbe una riduzione del deficit di 19 miliardi di euro entro il 2013 e genererebbe una crescita del PIL tra lo 0,69% e l’1,30%, facendo scendere il rapporto tra il deficit e il prodotto interno lordo dal 3,9% attuale fino all’1,5%.
Monti, ben consapevole di questi margini di crescita, propone di incoraggiare gli investimenti in nuove infrastruttre e servizi tecnologici esentandoli per 3 anni dai vincoli del patto di stabilità. Una proposta importante che sottoliena, insieme al lavoro portato avanti sul decreto Digitalia, la considerazione del nuovo esecutivo per le nuove tecnologie e rilancia il ruolo dell’Italia nella politica europea. Forza Mario.

Singapore Airlines: semaforo verde da Malpensa a New York

Via libera alla Singapore Airlines sulla rotta Malpensa-New York. Il pressing da me operato, insieme ad altri colleghi senatori del Pd, sul governo anche con un’interrogazione nel febbraio scorso ha avuto successo. L’Enac, tenuto conto degli indirizzi del ministero infrastrutture e trasporti, ha infatti comunicato alla compagnia aerea la disponibilità ad autorizzare il proseguimento verso gli Usa del collegamento Singapore-Malpensa.
L’ok, per ora concesso in via provvisoria e in deroga all’accordo bilaterale tra l’Italia e il Paese asiatico per un periodo di 18 mesi, è importante soprattutto per due motivi. Il primo è l’allargamento della concorrenza e del numero dei voli su una delle rotte intercontinentali più competitive, con indubbi benefici anche in prospettiva Expo. In secondo luogo, la maggior presenza della Singapore Airlines a Malpensa non potrà che giovare all’attività dello scalo, contribuendo vieppiù a farlo uscire dall’agonia in cui l’aveva gettato il governo “amico” Berlusconi-Bossi e magari incoraggiando altre compagnie a seguirne l’esempio, con positive ripercussioni per l’occupazione e l’economia del territorio.

Calabrò: diritto d’autore, niente regolamento senza una legge. Ict fondamentale per il rilancio dell’economia.

Il presidente dell’Agcom Corrado Calabrò ha preso la decisione più sensata, sottolineando l’inopportunità di varare un regolamento sul diritto d’autore in assenza di un’apposita legge. È prevalso il buonsenso dunque, e sono state evitate azzardate forzature di fine mandato. La nostra battaglia, quella del popolo della Rete e la stessa fervente discussione che si è accesa in seno all’Agcom sono risultate decisive.
Ora è tempo di approvare una norma ad hoc nelle aule parlamentari. Un testo da sottoporre ad una discussione pubblica e che sia in grado di rispettare tutte le parti in gioco, tutelando nel contempo la creatività e la libertà di manifestazione del pensiero e favorendo lo sviluppo di una nuova economia digitale italiana.
Del resto, come sottolineato dallo stesso Calabrò nella sua relazione di fine mandato, l’ict è fondamentale per il rilancio dell’economia. Il ritardo nella sviluppo della banda ci costa l’1,5% del Pil. Lo stesso Presidente Monti, nella sua relazione a Barroso per il rilancio dell’economia europea, ha dedicato gran parte del proprio rapporto allo sviluppo del mercato unico digitale. Dobbiamo puntare sulla diffusione dei servizi digitali e incentivare il commercio elettronico e le esportazioni mediante Ict, settori in cui le nostre aziende sono agli ultimi posti in Europa. I 3 Ministri che si stanno occupando dell’Agenda Digitale ne sono consapevoli. Ora bisogna passare dalle parole ai fatti: avanti con Digitalia e con la riforma del diritto d’autore.

leggi la relazione di fine mandato del Presidente Calabrò

Agcom: Calabrò sospende regolamento su diritto d’autore

“Finalmente. Il presidente dell’Agcom Corrado Calabro’ ha preso atto della inopportunita’ di varare un regolamento sul diritto d’autore in assenza di una legge”. Lo dicono i senatori Pd Vincenzo Vita e Luigi Vimercati. “Del resto, nella stessa Autorita’ si era svolta una discussione lunga e articolata. Quella di oggi e’ una scelta sensata e, come si vede, e’ prevalso il buon senso. Sentiamo in tale orientamento il risultato di una lunga e impegnata battaglia politica e culturale, che ha visto in prima fila il popolo della Rete e diversi di noi. Ora si tratta di varare davvero in Parlamento una norma specifica. Gia’ nelle prossime settimane verra’ depositato un testo, dopo un’adeguata discussione pubblica”.

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Interrogazione sulle agendine milionarie del Senato in Commissione di Vigilanza

Ho presentato un’interrogazione per sollevare la questione delle agendine milionarie del Senato anche in Commissione di Vigilanza.Perchè la Litizzetto ha affermato che per le agende vengono spesi 3 milioni di euro l’anno se la cifra reale, più volte ribadita ufficialmente, ammonta a 41mila euro? Perchè le doverose precisazioni del Senato non vengono riprese dal servizio pubblico, che nella trasmissione “Che tempo che fa” ha proposto un impianto informativo e satirico basato su un falso?

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E’ tempo di città metropolitana

Segnalo un articolo, pubblicato su L’Unità, che ho scritto insieme alla collega Marilena Adamo per ribadire l’urgenza di procedere all’istituzione della Città metropolitana di Milano, anche perché ciò può rappresentare una delle chiavi di volta per superare la grave crisi socioeconomica che Milano e il suo territorio stanno attraversando.
Non è stato certo per malinteso nordismo che nel 2009 abbiamo presentato la legge “Istituzione della città metropolitana di Milano”, ma per cercare di spezzare il circolo vizioso di veti incrociati che ha impedito finora di dare attuazione a quanto previsto fin dal 1990 per 12 città italiane e dalla riforma costituzionale del 2001 […]

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